La Firenze che non t’aspetti ha un “sabor” cubano

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Inauguro il 2015 con la recensione di una vera “chicca”. Alcuni giorni fa sono stato in un posto molto particolare che fa parte di quei localini un pò nascosti che Firenze conserva con gelosia tra i vicoli stretti del sui centro storico e che, una volta scoperti, non posso fare a meno di recensire.

Il locale in questione si chiama “Sabor Cubano” e, dopo qualche tempo trascorso in Via Taddea, da novembre scorso ha inaugurato la nuova e ampliata sede in Via Sant’Antonino, sotto i portici proprio di fianco al rinnovato Mercato Centrale. L’ingresso, abbastanza sobrio ma già con richiami alle atmosfere caraibica, apre le porte ad un intimo spazio con cocktail bar e ristorante dedicato alla magia di Cuba.

L’atmosfera familiare e molto amichevole è introdotta dalla simpatica Arachel, che insieme ad altri amici ha scommesso su Firenze per provare a portare un soffio di aria caraibica in riva all’Arno.

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Frutta esotica fresca, con tanto di tamarindo sbucciato sul momento, e liquori di importazione completano il menù delle bevute a prezzi più che onesti per essere in centro (intorno ai 5 euro). 2015-01-27 20.04.26Abbiamo quindi provato un classico di Cuba, il Daiquiri, con varianti all’ananas, al cocco e al melograno. La cura con cui venivano preparati lasciava già presagire che il gusto e la qualità di quei cocktail erano qualcosa al di fuori dell’ordinario. Come accompagnamento ai drink Arachel ci ha servito deliziosi stuzzichini che, seppur vicini nella forma e nel sapore alle classiche patatine, avevano un tocco decisamente più esotico: fiori di platano fritti.2015-01-27 20.04.26

Presi dalla fame abbiamo chiesto se, pur senza prenotazione, era possibile mangiare qualcosa. Ci siamo arrangiati al piano di sopra. Pochissimi tavoli e una cucina molto piccola in cui ci siamo sentiti “ospiti” in uno spaccato di casa cubana. Non avendo prenotato abbiamo mangiato quello che era disponibile, arrangiandoci con un piatto unico cucinato sul momento: riso con verdure, pollo, insalata e patate dolci. Da bere birra cubana Palma Cristal. Che dire? Tutto squisito. Il conto? 19 euro, compreso l’aperitivo (2 cocktail).

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Il prezzo onestissimo ci ha stupito, lì, tra tante foto e oggetti autentici, quasi privati. Nel mezzo della saletta c’era anche un pianoforte che Arachel, vista la momentanea assenza di clienti, ha voluto suonare per noi e per i pochi presenti. Davvero brava, ma anche e soprattutto in linea con una serata a dir poco inaspettata. C’è poco da fare, Firenze riesce sempre a stupirmi. O era l’Havana? ;)

 

 

 

Natale e Capodanno “bio”, l’universo vegano di Firenze

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Siete pronti per una cena di Natale e/o Capodanno alternativo e sicuramente “low fat” in città? Non so se si tratti di un fenomeno realmente salutista o di una moda del momento forse un pò “radical chic”, fatto sta che termini come “bio”, “gluten free”, “km zero”, “macrobiotico”, “equo e solidale”, sono entrati ormai a far parte della sfera enogastronomica del nostro paese, e ovviamente anche di Firenze. Si tratta di concetti importanti che nel senso comune sono stati spesso descritti con i termini “vegetariano”, la cui evoluzione e tendenza è arrivata fino al “vegano”, proprio ad esaltare la qualità di una coltivazione biologica. Di certo qui stiamo semplificando di molto la cosa e certo tralasciando delle differenze sostanziali, che esulano anche dalla qualità e dal gusto culinario, per assumere contorni etici che non sarà compito di questo post affrontare. Vorrei quindi affrontare il tema soffermandomi sui posti in cui NON viene venduto cibo preparato con carni, pesci o qualsiasi altro prodotto di origine animale e in cui è possibile avere prodotti da agricoltura biologica e senza glutine (per la gioia dei celiaci!). Ecco quelli degni di nota a Firenze,  suddivisi per categoria di service:

Panino – fast food

Panino Vegano – Le carte di identità di questi panini sono “vegano”, “biologico”, “senza glutine”, “senza colesterolo”, “cruelty free”. Ditemi se non è qualcosa su cui riflettere un attimo? Bene. Se volete mangiare sano, con la coscienza più che a posto, spendere il giusto e trovarvi il cibo anche da asporto. Il sito è questo: http://www.paninovegano.it/, ecco il menù:

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Frullati e insalate bio

LoveLife Juice Bar – se amate fare una pausa veloce con un fresco frullato di frutta o verdura, o comporre la vostra insalata con ingredienti naturali, accompagnata magari da un milkshake, uno smoothies o uno yogurt, questo posto fa al caso vostro. Interessanti le proposte senza latticini, senza glutine o vegan. LoveLife è in zona arco di San Pierino (via dell’Oriuolo, 26r) e ha recentemente aperto anche a Novoli (Piazza Spadolini, 6). http://www.lovelifejuice.com/

Ristoranti vegani

Curiosità: Due dei più famosi ristoranti vegetariani, vegani, biologici di Firenze si trovano tutti nell’arco di 100 metri, in una “L” composta da Via delle Ruote e Via San Gallo. Eccoli qui, ognuno merita una visita:

Dolce Vegan, vi consiglio i piatti unici a 12 euro ed i dolci senza latte, glutine e uova http://www.dolcevegan.it

Le Fate, di recente apertura, il menù va in base al vostro segno zodiacale, non ci credete? Squisita la pasticceria vegana. Prezzo leggermente sopra la media ma accettabile http://www.ristoranteveganolefate.it/ (foto presa dal sito).

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Altri ristoranti vegani che consiglio:

Konnubio – Aperto di recente, è senz’altro il vegano più figo, come ambiente ma anche come presentazioni dei piatti, quindi meglio per due, il rapporto qualità prezzo è buono, circa 30 euro http://www.konnubio.it/konnubio

Miso di Riso – Un piccolo bistrot, un salottino molto accogliente che oltre al cibo offre la possibilità di acquistare piccoli prodotti di artigianato e piante http://www.misodiriso.it/

BioVeggy – L’unico vegano fuori dal centro storico (aperto anche a pranzo), con menù speciali e corsi di cucina vegan http://www.bioveggy.it/ (esempio di insalata, foto da sito)

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La chicca: Minimarket bio (con cucina)

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Il più “antico” minimarket biologico e vegano (ma anche vegetariano) di Firenze si chiama La Raccolta (http://www.laraccolta.it/) , che con i suoi oltre 25 anni di attività (anche se recentemente rinnovato), può essere considerato uno dei precursori di questa filosofia alimentare. Oltre a vendere prodotti vegani, biologici e equosolidali, questo posto è anche un bar e un piccolo ristorante aperto a pranzo e cena. Vi consiglio la formula a buffet a 15 euro. Si trova in Via Leopardi e se volete provare qualcosa di originale, magari a pranzo, ve lo consiglio. Stanno anche preparando una serie di cesti biologici per Natale.

Altri minimarket biologici in città sono quelli della catena NaturaSì, ma è tutta un’altra storia… Buone Feste!

Il (vero) cinese a Firenze fa…”Impressione”!

Chi avrà avuto la fortuna di fare un viaggio in Cina (splendido paese!) converrà con me che le nuvolette di drago o i simpatico” involtino primavera” non rappresentano che una minima parte, se non un niente, di una cultura culinaria millenaria. Per capirsi, sarebbe come credere che una pizza con ananas sia la vera pizza napoletana, o che gli “spaghetti with meatballs” sia una ricetta tipica della cucina regionale italiana. Tuttavia mangiare autentico cinese non è cosa facile in Italia, anche se non impossibile. Da poco tempo, se vi trovate all’ombra del cupolone e vi viene voglia di fare un piccolo giro tra i sapori della Cina, avete la possibilità di farlo. Sulla scia del fortunato Banchi Ramen (in Via Banchi), che ha fatto riscoprire piatti giapponesi autentici e originali (oltre al solito sushi) al mondo fiorentino, in San Lorenzo è arrivato il cinese Chongquing Impressione (è in Via Sant’Antonino, per adesso niente sito web), ristorantino a gestione familiare, degli stessi proprietari della vicina rosticceria. La specialità del menù?  Eccola!

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Si chiamano “Wok” e sono piatti caldi  con dentro qualsiasi cosa: dagli spaghetti di soia alla trippa, dal maiale al pollo, dalla verdura al pesce. Vengono servite solitamente con del riso bianco e le porzioni sono da record. Per i palati che amano il piccante ci sono anche versioni da….lacrima sul viso. Ecco per esempio del maiale con pomodori, peperoni e cipollotti squisito, gustato qualche sera fa.

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Il locale è semplice e molto informale, adatto ai piccoli gruppi. Da fuori non si nota molto ma entrando vi sembrerà di essere in un altro paese, è infatti frequentato quasi esclusivamente da clienti asiatici. Ottimo segno!

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Quanto al costo diciamo che spendere più di 20 euro a testa è difficile. Bisogna considerare che siamo in pieno centro di Firenze! Se poi ci riuscite allora compratevi anche un diger seltz perchè sarete vicini a scoppiare. Una cosa sola: prenotate con largo anticipo altrimenti cenare diventa un’impresa!

 

 

 

 

 

 

 

 

Gustarsi Livorno… a botta sicura

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Viaggio d’andata senza ritorno, bella Livorno mi fermo qui…“, recita così il ritornello di una celebre canzone del cantautore livornese Bobo Rondelli (una delle mie sue preferite tra l’altro). Già.. Livorno. Come dargli torto? Questo post lo voglio dedicare a lei. Città di porto, sterpigna, ribelle, una città sincera e ancora, straordinariamente, vera. Il fascino dei suoi canali e delle sue fortezze, la malinconia che sta nella ruggine salmastra dei suoi lampioni e delle sue gru, tra gli scacchi della sua terrazza sul mare, gli scorci delle architetture ottocentesche tra i comignoli delle navi del porto, hanno saputo rapirmi fin dal primo momento. Non so spiegarvi il perchè. Infatti Livorno non viene quasi mai menzionata tra le mete d’interesse principali, anzi, direi proprio che si tratta di una delle città più sottovalutate della Toscana e d’Italia dal punto di vista turistico. Ma forse è proprio questa la fonte del suo charme. Ma lo sapete che Livorno è l’unica città toscana insieme a Firenze ad essere tradotta in inglese? Leghorn. Livorno è sempre stata un crocevia di usanze, merci, persone, abitudini, merci. Nonostante ciò la città ha saputo mantenersi intatta, pura, molto più di altre blasonate località, ormai spompate e rese anonime dal turismo di massa. Ha tutelato il patrimonio più difficile da tutelare, la sua gente e le sue tradizioni. Sì perchè Livorno va vissuta. Tra i suoi vicoli, le sue case, le sue botteghe, i suoi mercati, i suoi bar, le sue osterie, passato, presente e futuro di un luogo diventano un tutt’uno. Si fondono. E lo fanno in un modo originale e anche un pò buffo nella sua semplicità. Attraverso una sillaba: “dé”.

mare mattoCapito spesso da queste parti e vorrei suggerirvi alcuni posti per scoprire l’essenza labronica attraverso la sua cucina. Eccovi quindi una breve lista di “luoghi sacri” che, se siete in zona, vi consiglio di non perdere.

Un posto che ormai è diventato una vera istituzione è senz’altro la torteria Gagarin (Via del Cardinale). Un forno-paninoteca diventato famoso per la sua “cecina”. Si dice sia la più buona di tutta Livorno. Il posto è aperto solo a pranzo. Sempre per un pasto veloce e comunque di qualità è da provare il pesce street food di Mare Matto (Scali Cialdini, 2), un simpatico chioschetto sulla strada per il porto gestito da giovani, che serve al volo il pesce del giorno a prezzi più che onesti. Specialità: frittura e salumi di mare. Ovviamente si mangia su sgabelli e appoggi di fortuna, ma è il suo bello.

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Ma dove andare per gustare un cacciucco vecchia maniera o delle triglie al pomodoro fatte come si deve? Bene, senz’altro sono da provare questi tre frequentatissimi locali senza pretese, dall’ambiente amichevole e, aiutatemi a dirlo, livornese doc. Potete respirare il fascino dell’antica osteria rustica alla Cantinetta Senese (Borgo dei Cappuccini, 95), con i suoi tavoli in legno e il suo menù (di pesce,
ovviamente) sempre aggiornato a seconda del pescato. Altra tipica osteria, sempre spartana, ma ancora più verace è La Barrocciaia (Piazza Cavallotti, 13). Coperto e menù easy, personale e clientela giovane e possibilità di pasti da asporto. Se poi volete mangiare bene, spendere poco e divertirvi come matti, lasciate ogni atteggiamento da bon ton e prenotate (con giorni di anticipo!) da Melafumo (Via Mentana, 78). Il nome la dice
lunga. Entrando sembra di stare in curva all’Armando Picchi da quante maglie e gagliardetti del Livorno si possono contare sui muri. Numerosi anche i volti del “Che” che osservano i commensali a tavola. Ad accogliervi il simpatico e buongustaio gestore che, a scapito della semplicità e dell’informalità del posto, è riuscito a mantenere altissima la qualità dei piatti. Unico.camoro

L’ultimo consiglio per la cena è una novità, una “perla” scoperta in questi giorni, anche perchè il locale è stato appena inaugurato. Oddio, più che di locale si tratta di una.. “barca”, un peschereccio per la precisione, che serve da
mangiare “ormeggiato” nel porto ed è gestito da associazioni locali a sostegno di ragazzi down. I camerieri sono infatti proprio i ragazzi e offrono un pesce squisito a un prezzo ottimo. Si chiama Risto Ca’ Moro Social Bateau (www.camoro.it) e, credetemi, ne sentirete parlare un gran bene.

poncelivorneseE dopocena? Per il dopo a Livorno non si può chiudere la cena senza un ottimo “ponce” (tipicissimo caffé con liquore). Il consiglio è di recarvi al Civili (Via del Vigna, 55), uno dei più antichi bar della città, e scegliere tra le tante varianti disponibili. Al rum è il mio preferito, ma fate voi.

PS. Poi, se è vero che il miglior posto in cui mangiare è la propria casa (almeno per chi ama un minimo i fornelli!), vi suggerisco di recarvi nel luogo forse più verace e autentico della città: il mercato del pesce. La struttura, decadente all’esterno ma viva e frequentatissima all’interno, somiglia a una pagoda, un luogo fuori dal tempo, magico, che più di ogni altro sa legare Livorno alla sua essenza più pura, il mare.

 

 

“Risvegliare un territorio con un sogno”, il paradosso di “Live in Sieve”

Questo post ha l’arduo compito di descrivere un sogno. Il sogno di un gruppo di ragazzi di paese innamorati pazzi del loro territorio. Ambizioso? Forse sì, ed anche difficile, ma ci provo.

Lo farò parlando di un’iniziativa in cui sono capitato quasi per caso. Coinvolto dagli amici di una vita, mi sono trovato in men che non si dica con un vassoio pieno di crostini al pomodoro in mano a correre con grinta da vendere in mezzo a tanta gente desiderosa di uno spritz o un mojito e un po’ di musica. Sì, gente della Valdisieve. La mia gente. Si chiama LIVE IN SIEVEed è una rassegna di eventi culturali e ricreativi no profit (“Live” nel senso di “Vivo”, “Dal vivo”…) che ha come obiettivo un paradosso: risvegliare un territorio con un sogno. Vi sembrerà pazzesco ma è proprio così!

Questo succede, come nelle fiabe, solo in un definito arco di tempo ed in uno specifico posto: all’ora dell’aperitivo serale, di giovedì – e per tutti i giovedì d’estate –, in una piazzetta nella provincia fiorentina. Più precisamente a San Francesco di Pelago, proprio di fianco allo splendido Ponte Mediceo. Forse il luogo più onirico di tutta la Valdisieve..

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Devo dire che il volontariato (ossia fare qualcosa per gli altri senza necessariamente avere un vantaggio oggettivo) è sempre stato un’idea lontana da me. L’ho sempre visto come una cosa da sfigati o anziani col sonno leggero. Beh, sbagliavo di brutto. Mettersi a disposizione degli altri significa prima di tutto fare qualcosa per sé stessi, a beneficio del proprio benessere interiore. Si tratta forse del segreto del vivere in società e devo dire che gratifica molto, moltissimo. Senza esagerare, direi che ti aiuta a riscoprirti, a capire meglio chi sei e da dove vieni. Ti amplia lo sguardo. Non so come spiegare: è un pò come rendere partecipi gli altri alla propria idea, al proprio progetto, al proprio desiderio. E cosa sono i desideri se non sogni?

Ora, vi siete mai chiesti come mai quando facciamo un bel sogno solitamente vogliamo raccontarlo? Ricordate il messaggio finale del film “Into the Wild” (SPOILER a 2000!!!)? “La felicità è vera solo se condivisa”, ebbene (anche se ho sempre pensato che non importasse fare l’asceta in Alaska per rendersene conto) devo dire che non esiste affermazione più vera di questa. Spesso infatti le occasioni di serenità e spensieratezza sono i mattoni su cui si costruisce la casa dell’amicizia, il clima ideale per condividere felicità e fare comunità, mettere “in comune”. Live in Sieve vuole cercare di riscoprire proprio questo: occasioni di svago, spazi di comunità, entusiasmo. Cose forse anche banali, ma che nel mio territorio – come in molti altri purtroppo – scarseggiavano da tempo.

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Stiamo cercando in tutte le maniere di smuovere la cittadinanza a recuperare un legame sociale e dare un motivo in più per vivere la piazza, reinvestendo le entrate a scopo benefico. Siamo felici nel pensare che la nostra allegria e il nostro entusiasmo possano essere utili a innescare una scintilla di “live”, di voglia di stare insieme, uniti, alla faccia della crisi, sia essa economica, che soprattutto sociale. Vogliamo ricordarci e ricordare di essere vivi, hic et nunc. E ancora capaci di sognare.

 

La mia New York…in 10 parole…

SKYLINE NY

La “città che non dorme mai”, la “Grande Mela”, la “capitale del mondo”, “Gotham city”, nell’immaginario collettivo New York rappresenta forse la metropoli per eccellenza: un’accozzaglia di culture, usi, costumi, lingue, carriere, stili di vita, auto, taxi, ristoranti, strade, luci, pub, locali, grattacieli e sullo sfondo tante piccole, grandi anime alla ricerca di sé. Io compreso.

Ho provato a districarmi in questa giungla d’asfalto come fossi “Tarzan”, attaccato – invece che ad una liana – ad una Lonely Planet vecchia di cinque anni ma comunque non ancora obsoleta, fierissimo e orgoglioso di aver potuto compiere 32 anni in questo immenso caos in compagnia degli affetti più cari. Il risultato? 10 giorni intensissimi, pieni zeppi di emozioni, esperienze e chilometri, impressioni che adesso ho il piacere di condividere con voi. Lo farò in un modo diverso rispetto a come fatto finora nei post, ossia attraverso una lista di 10 parole che, secondo il sottoscritto, possono descrivere al meglio questa mitica babele. Eccole di seguito..

 

10) CINEMA

Alzi la mano chi non ha visto almeno un film che non fosse girato a New York. I suoi vicoli, i suoi grattacieli specchiati, le scale antincendio, la Statua della Libertà…no, è praticamente impossibile non averci mangiato almeno un pop corn ammirandola. E questo ha come conseguenza due sole importanti cose: uno, vi sembrerà di esserci già stati e due una scena del tipo: “Bello! Finalmente posso alzare un braccio e chiamare un taxi
come nei film” e poco dopo: “Coosa? 15 dollari per fare due strade?! Ma scherziamo?!”.

9) SUPEREROI

Sono l’emblema dell’America. La sua forza, la sua responsabilità, la sua invincibilità. Camminando per le avenue e le street di questa enorme scacchiera non potrete evitare di imbattervi nell’Uomo Ragno, o negli X-Men, in Batman, Hulk, Capitain America o Superman almeno un centinaio di volte. Siano queste sotto forma di gadget, felpe, magliette, mutande, pupazzi, costumi, locandine, portachiavi, scarpe per neonati o simpatici burloni travestiti. Praticamente in qualsiasi cosa esclusi i fumetti! Fatevene una ragione.

8) CANI

Ho visto un tizio – probabilmente un dog sitter  – che ne avrà avuti 10 comodamente a spasso a guinzaglio. Ma avreste dovuto vedere come! Dico solo questa: un carlino aveva le scarpe…

7) TIP

Nessuno lo dice ma circa il 20% dell’economia americana nel settore turismo/trasporti/ristorazione è signori e signore a nero. Avete capito bene. No scontrino, tasca diretta. Ma poi io dico, come si può chiedere una mancia per una birra al bancone? L’hai pure spillata da schifo. Non te la darò mai biondo, non esiste proprio!

6) GIALLO

Ho provato diverse volte a cambiare lenti e occhiali ma niente. Nessun miglioramento. Il “giallo” è il colore che pervade New York. Non c’è foto in cui non ci sia il colore giallo. Constatate anche voi, date un’occhiata. Sono milioni. Sono infiniti, ed entrano in qualsiasi scatto. Sono loro, i taxi.

 

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5) LOOSER

New York è tristemente famosa per i tanti home less sparsi per i suoi parchi e i corridoi della metropolitana. Sono  i “Looser” (ricordate la canzone del grande Beck?), persone che non ce l’hanno fatta e per questo sono ai margini della società. E loro ne sono consapevoli pure! Sì perchè dovete sapere che nell’ottica dell’americano medio – e non sono io a dirlo, ma persone del posto – l’ambizione ti può portare ovunque, proprio come l’Empire State Building. Hai tutte le possibilità del mondo in un Paese come questo, quindi non giocarti o giocare male le tue chance è da “looser”. Bisogna scattare, scattare, scattare, scattare. Produrre, produrre, produrre, produrre. E sempre con almeno mezzo litro di qualcosa che somigli al caffé in mano. Forse è anche per questo che a Manhattan è praticamente impossibile trovare individui al di sotto dei 10 anni di età e al di sopra dei 60…proprio come in Italia.

4) BAGELS

A scapito del famoso “cane caldo”, il cibo newyorkese tradizionale e più “in” è rappresentato da piccole ciambelle di pane di origine polacca, con tantissime varianti diverse (al sesamo, alle noci, alle mandorle, al farro, al riso, all’uvetta, al miglio, alla ciliegia!) e ripiene di qualsiasi salsa/cosa tu voglia. Sempre la tradizione vuole che a fartela sia o un portoricano, o un messicano, o un cinese allergico alla soia… Comunque squisite davvero.

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3) “UNI-QLO”

Ancora in Italia non è arrivato, ma il brand giapponese “UNI-QLO” sarà il nuovo marchio d’abbigliamento low cost di tendenza dopo il fenomeno di H&M. Il piumino “100 grammi” a 60 dollari è già un must! Segnatevelo!

2) SERRANDE

Le abbiamo viste praticamente tutte le sere che siamo andati a cena fuori. Ma chi ha detto che questa città non dorme mai?! Dorme eccome, o almeno, i dipendenti dei locali sì! Diciamo che, sebbene a New York ci sia gente che mangia e cibo ovunque a qualsiasi ora del giorno, beh, dopo le 10.30 in moltissimi ristoranti è possibile assistere al famoso “cambio d’abito”: ossia quel fenomeno secondo cui il simpatico cameriere di tutto punto vestito, che fino a un minuto fa ti versava del buon vino californiano nel calice e sorrideva ad ogni richiesta, spunta dalla cucina con una maglietta sgualcita e inizia a ramazzare il parquet, diventando improvvisamente serioso e quasi stizzito. La serranda esterna a quel punto sarà già abbassata e vi toccherà quantomeno saldare il conto per permettere al ragazzo addetto alla cassa di chiudere la giornata e fuggire in bicicletta, poi finire il dessert in 3 minuti netti e uscire dal retro bottega. Grazie mille!

1) CARD?

Con 100 dollari in contanti si può tranquillamente andare avanti per una settimana senza ritirare. Si paga ovunque con carta. Ovunque. Nel frattempo ho finito il plafond, ma la soddisfazione di pagare 1 dollaro e 10 cents di Smarties strisciando non ha prezzo. Spero che il nostro Ministro dell’Economia possa farsi un giro a Soho, tornare in Italia ed entrare nella storia per aver risolto l’evasione fiscale di un Paese con un solo provvedimento. God bless America!

FLAG de Jasper Johns. MOMA de NY

La tradizione pasticcera siciliana…sul Terzolle!

Da alcuni anni sembra scoppiata una vera e propria “Sicilia-mania” tra le vetrine delle pasticcerie fiorentine. Fateci caso, in molti – anche noti – locali del capoluogo sono iniziati a spuntare vassoi con piccole cassate take away, cannoli e cannolini, meringhe ecc..(si veda ad esempio la caffetteria di “Finisterrae”, in Santa Croce, o “Caldana” di Piazza Leopoldo), per gli amanti della tradizione siciliana e la gioia degli onnipresenti turisti.

“Il Re Gelato” di Viale Strozzi e “Gaetano” di Via di Torre degli Agli (Novoli) sono ad oggi veri punti di riferimento in questo senso. Pasticcerie che hanno saputo inventarsi un vero e proprio business del “made in Sicily” (con tanto di sito web dettagliatissimo), facendo del cannolo e dell’arancino delle alternative alla moda per coloro che volessero sperimentare, abdicando alla tradizionale colazione “cappuccio e brioche”.

Non tutti sanno però che a Firenze, nascosto tra il caos del traffico tra Rifredi e Careggi, un piccolo e quasi invisibile angolo di Sicilia che, rispetto alla concorrenza, è decisamente in controtendenza: privo di qualsiasi attività promozionale (niente sito web), ma attivissimo nell’offrire sopraffini prodotti siciliani doc da oltre 40 anni (altro che moda!).

Era infatti il lontano ’69 quando il giovane pasticcere palermitano Antonio Baratta, stabilitosi con la famiglia a Firenze da pochi anni, decise di portare la tradizione della sua terra in Toscana ed avviare un’attività: la Pasticceria Baratta.

Il locale si trova ancora oggi nello stesso posto dove tutto è cominciato, in Via Santo Stefano in Pane, proprio di fianco al piccolo ponte sul torrente Terzolle. Bisogna dire che a prima vista, soprattutto dall’esterno, l’impressione non è entusiasmante, tipica di un bar anni ’60 in decadenza, che necessiterebbe di un restauro, ma solo dal lato estetico. La distesa di paste che si trova la mattina è infatti degna delle migliori pasticcerie della città, così come la qualità. Un’offerta che non potrete rifiutare!

L’ingrediente principale? Ovviamente la ricotta. E’ presente in ogni creazione, dai cannoli alle cassate (questi solo su ordinazione!), dalle tortine ai ravioli di pasta frolla, fino agli “Iris”: panzerotti (dolci) ripieni che vengono fritti o cotti in forno e che rappresentano una delle principali prelibatezze della tradizione pasticcera palermitana. I miei preferiti sono quelli alla ricotta con cioccolato in pezzi, una delizia che, a Firenze, trovate solo da Antonio. Provare per credere.